CRONACA DI BADOLATO

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Il barone Gallelli di Badolato ha detto sì alla sua bella
13/09/2007
Presso la splendida cornice della chiesa San Domenico e Sisto in Roma, oggi 9.06.2007 il barone Ettore Gallelli di Badolato, figlio del barone Vittorio Gallelli e della nobile Daniele Benso, si è unito in matrimonio con la nobile Isabella dei baroni Corsi di Turri e Moggio, figlia del nobile Stefano dei baroni Corsi di Turri e Moggio, e della principessa Fabiola Cenci Bolognetti di Vicovaro. Il matrimonio è stato benedetto da Sua Santità Papa Razinger, che ha regalato ai neo sposi dei preziosi rosari, e ha scritto di suo pugno un augurio per la nuova famiglia, letto da S.E. Monsignor Karel Kastell (Decano della Camera Apostolica di Sua Santità), celebrante dell’unione, insieme a don Fabrizio Turriziani Colonna. La sposa proviene da due antichi casati, da parte di padre inftti I Corsi di Turri e MoggioSi stabilirono in città nel medioevo e si arricchirono gradualmente arrivando ad acquistare numerose proprietà, prima in corso Tintori, e poi nella futura via dei Tornabuoni. Ebbero 28 priori di libertà e 9 gonfalonieri di giustizia nella Repubblica fiorentina. A Firenze, alla fine del Cinquecento Bardo Corsi acquistò il palazzo Tornabuoni, che, grazie all'attività del marchese Jacopo Corsi, divenne sede dell'Accademia fiorentina, legata alla camerata dei Bardi, e proprio qui, nel 1594, venne rappresentato il primo melodramma, La favola di Dafne, su libretto di Ottavio Rinuccini. Tra gli artisti del circolo musicale del Corsi ci furono Torquato Tasso, Claudio Monteverdi e Giambattista Marino. Nel 1502, sempre Jacopo, acquistò la villa Guicciardini Corsi Salviati a Sesto Fiorentino, una delle ville suburbane di Firenze più splendide. Una parte della famiglia si legò infatti ai Salviati, assumendo il doppio cognome, al quale si aggiunse poi anche quello dei Guicciardini. Nel periodo granducale ebbero ottimi rapporti coi Medici e vi furono vari senatori in VIII secolo, ove ottenne dal sovrano delle due sicilie i titoli di baroni di Turri e Moggio. Oggi la casata è attualmente costituita da due rami, quello baronale, baroni di Turri e Moggio rappresentatao da un Raimondo, fiorente a Milano, e due rami cadetti, quello di Antonio Corsi e quello di Stefano Corsi, entrambi dimoranti in Roma. La famiglia è imparentata coi Colonna Paliano, Hohenlohe-Bartenstein, Asburgo Lorena, de Sangro-Fondi, Cenci Bolognetti di Vicovaro, Malvezi Campezzi, Barberini, Orsini, Imperiali di Francavilla, e oggi coi Gallelli di Badolato. Da parte di madre, la sposa discende dai Cenci Bolognetti principi di Vicovaro, che si ritiene discendere della romana gens Cincia, e che si ritenevano cugini della famiglia dei Crescenzi (nobile famiglia romana che governò Roma per oltre un secolo). A Roma oggi alcuni palazzi e vie portano il nome Cenci, come palazzo Cenci, Piazza Cenci el Monte de' Cenci. Il capostipe della famiglia fu Stefano, Prefetto dell'Urbe e padre del Cencio che, nella notte di Natale del 1075, rapì il Papa Gregorio VII; altri li fanno discendere dal senatore di Roma Grisotto di Cencio vissuto nel 1148. Nel'XI secolo, due membri di questa famiglia (Paolo e Bernardino) parteciparono alla Prima crociata (1096-1099) con Boemondo I d'Antiochia. La famiglia possedeva una torre ed un balneum almeno dal XIII secolo; da essi prese nome il Monte dei Cenci sorto, come si riteneva secondo una teoria ormai senza fondamento, sulle rovine, del teatro di Cornelio Balbo. Nel 1554 ottennero il patronato sulla chiesa di S. Tommaso, costruita nel medesimo complesso. Già nel Rinascimento la famiglia annoverava circa duecento componenti, divisi in quattro rami. Tra i membri della casata anche alcune Guardie Nobili Pontificie. Fonte: Libro d’Oro della Nobiltà Italiana (tutte le edizioni) Annuario della Nobiltà Italiana (tutte le edizioni)

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