CRONACA DI BADOLATO

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EMERGENZA CLIMA
08/09/2026
La Marmolada arretra di 23 metri in un anno: il gigante delle Dolomiti rischia di sparire entro un decennioI rilievi dell'Università di Padova e di Arpav tracciano un quadro drammatico. Il fronte ovest perde 120 metri in due anni e il caldo record cancella il permafrost sulle vette. CANAZEI: Il ritiro del ghiacciaio della Marmolada ha toccato un record negativo preoccupante: un arretramento medio del fronte di 23 metri in un solo anno, un dato triplicato rispetto ai dodici mesi precedenti e paragonabile soltanto ai picchi critici registrati durante la tragica estate del 2022.I rilievi condotti dalla Campagna Glaciologica Partecipata (promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova) e le misurazioni dell'Arpav tracciano un quadro oramai drammatico per la "Regina delle Dolomiti", simbolo della fragile salute dell'intero arco alpino.I Numeri della ContrazioneI dati emersi dal monitoraggio mostrano un'accelerazione della fusione che lascia poco spazio all'ottimismo:Superficie ai minimi storici: La copertura del ghiacciaio è scesa ad appena 83 ettari. Soltanto tre anni fa ne misurava 100.Fronte Ovest in ritirata: Nel settore occidentale si osserva la cesura più marcata, con un arretramento complessivo di 120 metri negli ultimi 24 mesi, spingendo la quota limite della lingua di ghiaccio ormai oltre i 2.900 metri di altitudine.Stima di estinzione: Mantenendo i ritmi climatici attuali, gli esperti concordano sul fatto che il ghiacciaio della Marmolada possa estinguersi quasi del tutto entro un decennio.Zero Termico oltre i 5.000 Metri e Permafrost in FusioneA guidare questa trasformazione è un’estate caratterizzata da anomalie termiche persistenti e prolungate. Sulle vette dolomitiche, lo zero termico ha stazionato per settimane oltre i 4.700–5.000 metri. Presso la stazione di misurazione di Punta Rocca, situata a 3.250 metri d'altitudine, le temperature sono scese sotto lo zero solo in tre rare occasioni per brevi intervalli, registrando la totale assenza di nevicate estive riparatrici.Oltre alla perdita della massa superficiale, la criticità si estende alla stabilità idrogeologica della montagna. I dati rilevati sulle pareti adiacenti, come il Piz Boè nel Gruppo del Sella, confermano la fusione del permafrost, il terreno perennemente gelato che agisce da collante naturale per le pareti rocciose, aumentando il rischio di crolli e frane d'alta quota.Allarme esteso a tutte le AlpiLa crisi della Marmolada non è un episodio isolato, ma si inserisce nel bilancio tracciato dalle rilevazioni della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente. Dalle Alpi Occidentali a quelle Orientali, con segnalazioni critiche anche sui massicci del Monviso e del Monte Bianco, i nevai italiani affrontano una fase di frammentazione progressiva che sta alterando in modo irreversibile il paesaggio e le riserve idriche fondamentali per i fondovalle. A cura di Mattia Ferri.

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