Il dirigente regionale Giacomo Giovinazzo consegna al legale del clan il fascicolo aziendale delle vittime 19/05/2024 Cade oggi l’anniversario (19.05.2019 - 19.05.2024) dell’accesso agli atti ritenuto illecito, consentito dal dirigente Giacomo Giovinazzo della Regione Calabria, in violazione della legge sulla privacy (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), il quale ha autorizzato l'accesso ai faldoni dell'azienda agricola dei baroni Gallelli di Badolato senza il loro consenso. L'accesso è stato concesso all’avvocato penalista Salvatore Staiano, in nome e per conto del suo assistito Francesco Larocca (condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per estorsione proprio nei confronti dei baroni Gallelli di Badolato, nonché fratello del genero del boss noto come "Gallelli Macineju", quest'ultimo attualmente detenuto per 'ndrangheta).
Di fatto, dopo il consenso espresso da Giacomo Giovinazzo a seguito delle richieste del 19 dicembre 2018 e del 27 febbraio 2019, Francesco Larocca ha ottenuto la visione dei carteggi delle sue vittime. Successivamente, la Regione Calabria e ARCEA hanno bloccato i finanziamenti comunitari ai baroni di Badolato, richiedendo inoltre la restituzione del finanziamento di un milione di euro ricevuto dall'Unione Europea nel 2001 per la piantumazione di ciliegi da legno su oltre 90 ettari — piante in parte perite a causa di incendi dolosi e pascoli abusivi posti in essere dal citato clan (così come riportato nella sentenza Pietranera del 2023, che ha condannato definitivamente alcuni membri della suddetta cosca). A causa di questi provvedimenti della Regione Calabria, i baroni Gallelli sono attualmente in causa contro ARCEA e la Regione stessa. Vale la pena ricordare che, nel corso degli anni, l'avv. Salvatore Staiano è stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie o menzionato in dichiarazioni di collaboratori di giustizia legate ad accuse di presunti aggiustamenti di processi o contatti informativi, vicende in parte archiviate o ritrattate.
Non risultano tuttavia condanne che lo abbiano qualificato penalmente come appartenente o associato a organizzazioni mafiose.
Nella documentazione autorizzata da Giacomo Giovinazzo, si legge inoltre che i dipendenti Modaffari, Innocente e Curcio precisavano che la consegna delle pratiche da parte della signora Soluri era avvenuta senza un elenco di accompagno, con faldoni anonimi e privi di indicazioni. Solo grazie alle ricerche svolte dal sig. Catanzariti, anche presso l'archivio della Fondazione TERINA, in data 8 febbraio 2019 veniva individuato il faldone Gallelli e si avviava la procedura per soddisfare la richiesta di Francesco Larocca. Con la collaborazione dei suddetti impiegati della Regione Calabria, Francesco Larocca è riuscito ad accedere a tutti i documenti relativi alla storica azienda agricola dei baroni di Badolato: dai permessi e le concessioni per i pozzi d'acqua e la piscina, ai contributi europei percepiti negli anni per le attività agricole, fino ai progetti e alla documentazione dell'agriturismo situato a Badolato, presso la tenuta di Pietranera. Dal medesimo faldone sarebbero poi spariti i disegni dei gabbioni in pietra sui quali, nel 2007, era stata autorizzata e costruita la sala dell'agriturismo della tenuta. Di fatto, attraverso l'operato degli impiegati regionali Domenico Modaffari, Maria Innocente, Giorgio Piraino, Francesco Curcio, Catanzariti e Soluri, un soggetto condannato per estorsione ha potuto visionare i faldoni aziendali delle sue vittime senza l'autorizzazione dei baroni Gallelli (proprietari dei documenti) e senza una successiva verifica sull'integrità del materiale riconsegnato. Secondo quanto indicato negli atti, tali elementi avrebbero fornito a Francesco Larocca gli strumenti per avviare azioni strumentali contro i baroni Gallelli di Badolato: un modus operandi ritenuto di matrice pretestuosa, dato che il Larocca si è infatti attivato con esposti e segnalazioni presso vari enti — tra cui ARCEA, ASL, ASP, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Regione Calabria — volti a sollecitare verifiche contro l'azienda agricola. Tali condotte sono state oggetto di diverse denunce depositate dagli avvocati dei baroni di Badolato contro Francesco Larocca e contro i soggetti ritenuti responsabili di aver agevolato tali richieste.
Tali fatti costituiscono una parentesi controversa nell'operato del dirigente Giacomo Giovinazzo e della Regione Calabria, ponendo seri dubbi sulle garanzie di riservatezza e protezione delle informazioni aziendali offerte dall'amministrazione regionale.
A cura di Mario de Lellis
Fonte: Denuncia penale