Montecitorio ricorda Matteotti: un gesto che rompe molti pregiudizi 27/05/2026 ROMA — Alla Camera dei Deputati è stato inaugurato oggi lo scranno commemorativo dedicato a Giacomo Matteotti, il parlamentare socialista assassinato nel 1924 dopo le sue denunce contro le violenze e i brogli del fascismo. Quel posto nell’Aula parlamentare non sarà più assegnato e resterà come simbolo permanente della libertà parlamentare e della difesa della democrazia. Si tratta di un gesto dal forte valore storico e politico, soprattutto perché avviene sotto una maggioranza di centrodestra. In anni segnati da continue accuse e da un clima spesso avvelenato da etichette ideologiche, la decisione assunta oggi rappresenta un messaggio chiaro: essere di centrodestra non significa essere fascisti.
Anzi, proprio questa iniziativa dimostra il contrario. È infatti un Parlamento guidato dal centrodestra ad aver scelto di rendere omaggio in modo stabile a una delle figure simbolo dell’antifascismo italiano. Un atto che spezza una narrazione troppo spesso ridotta a slogan e contrapposizioni automatiche.
Colpisce inoltre un dato politico difficilmente contestabile: nessun governo o maggioranza di centrosinistra, in tutti questi anni, aveva mai compiuto una scelta così simbolica e concreta sullo scranno di Matteotti. Oggi, invece, è stata proprio l’attuale maggioranza a trasformare quella memoria in un segno istituzionale permanente.
Matteotti resta una figura che appartiene all’intera Repubblica, non a una sola parte politica. Il suo sacrificio rappresenta la difesa della libertà, del Parlamento e del diritto di opposizione. Valori che dovrebbero essere condivisi da chiunque creda nella democrazia, indipendentemente dalla collocazione politica.
La cerimonia di oggi assume quindi un significato che va oltre il semplice ricordo storico: dimostra che il centrodestra democratico italiano può riconoscere apertamente le pagine più tragiche del fascismo senza ambiguità e senza timori.
In un tempo in cui il dibattito pubblico vive spesso di estremismi verbali e accuse reciproche, il gesto compiuto oggi a Montecitorio rappresenta forse una delle risposte più efficaci ai pregiudizi ideologici ancora presenti nel Paese.
A cura di Bendetta Soave.