‘NDRANGHETA: IL DIRIGENTE REGIONALOLE GIACOMO GIOVINAZZO CONSEGNA IL FASCICOLO DELLE VITTIME AL LEGALE DEL CLAN 19/05/2025 Cade oggi l’anniversario (19.05.2019-19.05.2025) dell’accesso agli atti ritenuto illecito, consentito dal dirigente Giacomo Giovinazzo della Regione Calabria, in violazione della legge sulla privacy (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), il quale ha autorizzato l'accesso ai faldoni dell'azienda agricola dei baroni Gallelli di Badolato senza il loro consenso. L'accesso è stato concesso all’avvocato penalista Salvatore Staiano, in nome e per conto dell’imputato Francesco Larocca (condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per estorsione proprio nei confronti dei baroni Gallelli di Badolato, nonché fratello del genero del boss Gallelli Macineju, quest'ultimo attualmente detenuto per 'ndrangheta). Grazie alla firma di Giacomo Giovinazzo, a seguito delle richieste del 19 dicembre 2018 e del 27 febbraio 2019, del penalista Staiano, il malavitoso Larocca ha ottenuto iinfatti la visione dei carteggi delle sue vittime.
Nella documentazione relativa all'accesso agli atti si legge inoltre che i dipendenti Modaffari, Innocente e Curcio precisavano che la consegna delle pratiche da parte della signora Soluri era avvenuta senza un elenco di accompagno, con faldoni anonimi e privi di indicazioni. Solo grazie alle ricerche svolte dal sig. Catanzariti, anche presso l'archivio della Fondazione TERINA, in data 8 febbraio 2019 veniva individuato il faldone Gallelli e si avviava la procedura per soddisfare la richiesta di Francesco Larocca. Con la collaborazione dei suddetti impiegati della Regione Calabria, l'imputato Francesco Larocca è riuscito ad accedere a tutti i documenti relativi alla storica azienda agricola dei baroni di Badolato: dai permessi e le concessioni per i pozzi d'acqua e la piscina, ai contributi europei percepiti negli anni per le attività agricole, fino ai progetti e alla documentazione dell'agriturismo situato a Badolato, presso la tenuta di Pietranera. Dal medesimo faldone sarebbero poi spariti i disegni dei gabbioni in pietra sui quali, nel 2007, era stata autorizzata e costruita la sala dell'agriturismo della tenuta di Pietranera. Di fatto, attraverso l'operato degli impiegati regionali Domenico Modaffari, Maria Innocente, Giorgio Piraino, Francesco Curcio, Catanzariti e Soluri, un soggetto condannato per estorsione ha potuto visionare i faldoni aziendali delle sue vittime senza l'autorizzazione dei baroni Gallelli (proprietari dei documenti) e senza che vi fosse una successiva verifica sull'integrità del materiale riconsegnato dal Larocca. Secondo quanto indicato negli atti, tali elementi avrebbero fornito a Francesco Larocca gli strumenti per avviare azioni strumentali contro i baroni Gallelli di Badolato. Venuto a conoscenza dei carteggi, il Larocca si è infatti attivato con esposti e segnalazioni presso vari enti — tra cui ARCEA, ASL, ASP, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Regione Calabria — strumentalizzando la pubblica amministrazione ai danni dei baroni. Tali condotte sono state successivamente oggetto di diverse denunce depositate dagli avvocati della famiglia Gallelli contro il sig. Francesco Larocca e altri soggetti riconducibili al clan Gallelli-Macineju, ipotizzando un disegno ritorsivo a seguito delle condanne giudiziarie subite.
A cura di Mattia Ferri.
Fonte: denuncia penale.